Tempi nuovi per i pagamenti?

E’ di questi giorni la notizia che il Decreto Crescita inserisce l’art. 7 ter all’interno del D. Lgs. 231/2002 (approvato ai fini dell’attuazione della Direttiva europea 2000/35/CE), in merito alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

Riassumo in breve:

la norma prevede che, a partire dall’esercizio 2019, nel Bilancio Sociale delle imprese (piccole, medie e grandi) vengano evidenziati i tempi medi di pagamento delle transazioni effettuate nell’anno, i ritardi medi tra termini pattuiti e termini effettivamente praticati, le pratiche commerciali adottate, eventuali azioni poste in essere in relazione ai termini di pagamenti e ritardi.

Sembrerebbe una bella notizia, se non fosse che tali informazioni non finanziarie debbano essere appunto esposte nel Bilancio Sociale: questo è un documento obbligatorio solo per gli enti privati che, secondo l’atto costitutivo, esercitano una attività senza scopo di lucro, per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, quindi, in primis, gli enti del terzo settore (art. 14 D. Lgs. 112/2017).

Le informazioni non finanziarie devono inoltre essere obbligatoriamente esposte nel bilancio di esercizio delle società con azioni quotate, enti di interesse pubblico aventi particolari requisiti (attivo dello stato patrimoniale superiore a 20 milioni di euro, totale dei ricavi superiori a 40 milioni di euro). Ma queste indicazioni non finanziarie previste dal Decreto crescita non costituiscono Bilancio Sociale e pertanto non sarebbero idonee a raccogliere tale obbligo.

E quindi?

Nulla di chiaro, non sono previste sanzioni in assenza di informazioni relative alla tempistica dei pagamenti, proprio perché si parla di bilancio sociale (o di sostenibilità). Questo tipo di bilancio espone dati che sono autonomi e indipendenti rispetto al bilancio di esercizio e al bilancio consolidato.

Le indicazioni sui tempi medi di pagamento avrebbero efficacia qualora siano incluse in una documentazione obbligatoria per tutte le imprese.

Il concetto di decidere + firmare + pagare è il tema portante del manifesto 30.30.30, per ora la novità inclusa nel decreto crescita non appare purtroppo molto incisiva.

Auspichiamo quindi ciò che si è detto durante l’incontro del 11 aprile scorso alla Rome startup week, vale a dire, che la referenza di una azienda venga acquisita con la puntualità nei pagamenti. Se poi tutto ciò diventi un obbligo di legge sarebbe ancora meglio.

Alla prossima!

Rosa Cappiello